MORE THAN A MOTHER: Una nuova serie di data stories sulla salute delle donne

Data stories. Cosa sono

In una storia dei dati i numeri non sono semplicemente presentati, sono accompagnati da una narrazione che spiega cosa quei dati ci dicono e quali azioni – nelle politiche e nella pratica – potrebbero essere attuate per portare un cambiamento positivo nella vita delle persone.

More than a mother. Oltre la maternità

È il titolo della serie di data stories lanciata ad agosto 2026 dall’Ufficio della Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Salute. Il tema della serie è la salute delle donne. La prima storia narra la sintesi di dati sui tassi di mortalità in alcuni ambiti per le donne dal 1998 al 2022 nella regione europea dell’OMS.

Stefania Davia – epidemiologa di salute globale,data, AI and digital Health per WHO Regional Office for Europe– introduce questa storia così:

Questi dati sono tra le nostre fonti più preziose per comprendere la salute di una popolazione. Ci aiutano a vedere non solo quanto a lungo vivono le persone [e in particolare le donne], ma quali malattie e infortuni plasmano le loro vite, dove persistono le disuguaglianze e dove le opportunità di prevenzione potrebbero essere perse.

Sebbene le donne vivano più a lungo che mai, un’analisi più approfondita dei dati rivela differenze importanti per età, geografia e rischi per la salute che potrebbero ricevere meno attenzione se la salute delle donne viene vista principalmente attraverso la lente della maternità.

Messaggi chiave

Rispetto agli uomini, oggi le donne trascorrono più anni convivendo con malattie croniche e disabilità.

Il luogo di nascita e di vita di una donna continua ad avere un’influenza profonda sulle sue possibilità di vivere un’esistenza lunga e sana. Per le donne dell’Asia centrale, dell’Europa orientale e dell’Asia occidentale continuano a registrarsi tassi di mortalità notevolmente più elevati rispetto a quelle dell’Europa settentrionale, meridionale e occidentale.

Nelle politiche sanitarie, negli interventi comunicativi e educativi, la salute femminile riceve maggiore attenzione principalmente nel periodo di gravidanza e nel percorso di accompagnamento alla nascita e post parto. E dopo? E le donne che non vivono l’esperienza della gravidanza? Le donne che non sono e saranno madri? Come stanno? E le donne che non sono e saranno più in età fertile?

Mortalità materna: progressi fragili

Negli ultimi due decenni, la mortalità materna è generalmente diminuita in tutta la regione europea dell’OMS. Oltre il 98% delle nascite nella Regione avviene in una struttura sanitaria e circa il 99% delle nascite è assistito da personale sanitario qualificato. Questo traguardo è stato raggiunto grazie al miglioramento dell’assistenza clinica, della sorveglianza e a un costante investimento nelle scelte politiche di prevenzione e promozione della salute sessuale e riproduttiva. Tuttavia, tra il 2018 e il 2022, nella regione europea oltre 3.500 donne sono morte per cause legate alla gravidanza e al parto.

Questi dati sollevano una domanda: se i progressi sulla riduzione del tasso di mortalità materna sono in parte ancora fragili, cosa accade per le altre cause di decesso delle donne, su cui si registra un investimento inferiore nella prevenzione e nella promozione della salute?

Mortalità per cause non meglio definite

I dati sulla mortalità generale considerati in questa analisi mostrano come la maggior parte dei decessi femminili si verifica al di fuori del periodo di gravidanza e parto.

Tra le donne di età pari o superiore a 45 anni, è significativamente più probabile che i decessi vengano registrati in categorie poco precise – classificate ufficialmente come cause di morte “non meglio definite”. Tra queste figurano termini quali fragilità, arresto cardiaco, insufficienza cardiaca, demenza non specificata o semplicemente cause sconosciute. Infatti, le donne di questa fascia d’età hanno circa il 14% di probabilità in più rispetto agli uomini che la loro causa di morte venga classificata come non meglio definita.

Come spiegare questo fenomeno? Le donne vivono più a lungo e l’età avanzata è spesso accompagnata da molteplici patologie croniche, il che rende più complessa l’accertamento della causa di morte. Tuttavia, questa è solo una parte della spiegazione. Vi sono prove crescenti del fatto che le donne subiscano ritardi nella diagnosi, siano sottoposte a un numero minore di accertamenti e rimangano sottorappresentate nella ricerca clinica, in particolare per quanto riguarda le malattie cardiovascolari. Le malattie cardiovascolari – la principale causa di morte sia per gli uomini che per le donne – spesso si presentano in modo diverso nelle donne e possono essere sotto diagnosticate. Questo fenomeno condiziona non solo il modo in cui le donne sono curate durante la vita, ma anche il modo in cui sono registrate le loro morti. Se i decessi sono definiti in modo impreciso, le conseguenze vanno oltre la qualità dei dati e iniziano a oscurare il vero carico di malattia, indeboliscono le strategie di prevenzione e distorcono le priorità di ricerca. Di fatto, le donne diventano meno visibili – non solo nei sistemi sanitari, ma anche nei dati che determinano le decisioni.

La mortalità per violenza: il rischio invisibile

La violenza rappresenta un rischio drammatico che supera ampiamente la mortalità materna e richiede interventi politici urgenti e mirati. Le donne hanno infatti più probabilità di morire per cause di violenza subita che per motivi legati alla gravidanza o al parto. Inoltre, questo rischio non si limita alle donne giovani, ma persiste per tutto il corso della vita, interessando anche le donne anziane attraverso abusi psicologici, violenze domestiche e femminicidi.

Indicazioni per le politiche e la pratica

Per rafforzare i sistemi di dati che determinano il modo in cui comprendiamo la salute delle donne nel corso dell’intero ciclo di vita occorre agire sui seguenti fronti:

  • • la diagnosi deve poggiare su una ricerca clinica più inclusiva, una maggiore consapevolezza delle manifestazioni cliniche e dei trattamenti specifici per sesso
  • • i sistemi di sorveglianza della salute della popolazione dovrebbero prevedere analisi più disaggregate per età e sesso e una maggiore visibilità delle donne anziane nelle statistiche sanitarie
  • • le informazioni sulla mortalità devono basarsi su di un migliore sistema di certificazione delle cause di morte, indagini più approfondite sui decessi in età avanzata e una maggiore specificità nella codifica
  • •la violenza contro le donne va eliminata attuando leggi e regolamenti a più livelli.

Per approfondire

More than a mother: a deep dive into women’s health and mortality – who.int, agosto 2026

È la pagina web di Who.int in cui sono disponibili e commentate, in inglese, i dati riassunti in questo articolo; si trova anche la descrizione dei metodi della ricerca

La salute delle donne. Il paradosso del genere tra biologia e cultura – Dors, settembre 2026

Dors ha pubblicato la recensione del libro “La salute delle donne. Il paradosso del genere tra biologia e cultura”, scritto da Rita Biancheri, sociologa della salute di genere, e pubblicato per Edizioni ETS nel 2025, fornisce un quadro sociologico documentato, ricco e definito sui fattori che incidono sulle disuguaglianze di genere nella salute.

Perché contare i femminicidi è un atto politico. Intervista alla scrittrice – Dors, novembre 2025

Dors ha intervistato Donata Columbro sul suo ultimo libro – Perché contare i femminicidi è un atto politico – uscito a settembre 2025. Il messaggio chiave che l’autrice Lancia è: Se non nomini il fenomeno [del femminicidio], non puoi contarlo. E se non lo conti, non puoi intervenire.

Foto articolo di Luis Machado in Unplash.com

fonte: articolo di Alessandra Suglia su DORS

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