Florence Nightingale, fondatrice della professione infermieristica, è vissuta nell’800, ma le sue brillanti intuizioni, le sue riforme dell’organizzazione ospedaliera, l’uso dell’evidenza quantitativa, l’attenzione ai bisogni profondi del paziente, ne fanno un punto di riferimento ancora molto attuale.
lorence Nightingale nasce il 12 maggio 1820 a Firenze, città dalla quale prenderà il nome, in una facoltosa famiglia inglese. Cresce in un ambiente aristocratico, colto e fortemente regolato da convenzioni sociali rigide, soprattutto per le donne. Fin da giovane riceve un’istruzione di livello elevato: si dedica allo studio di latino, greco e matematica, disciplina che diventerà una delle sue competenze più decisive. Il suo futuro sembra già scritto: una vita domestica rispettabile tra salotti eleganti, un matrimonio vantaggioso e la maternità. Florence, però, è una ragazza caparbia, ha una mente brillante, è sveglia e coraggiosa e dimostra presto di non voler accettare passivamente quel ruolo. Ha una passione: vuole continuare a studiare, sperimentare, mettersi in gioco e aiutare gli altri. Vuole diventare infermiera. Questa scelta, per una donna della sua estrazione sociale, rappresenta una vera e propria rottura con le aspettative familiari.
L’infermieristica, a metà Ottocento, è considerata un mestiere umile, riservato solo a donne emarginate e disprezzate dalla società (1). Osservando la realtà sanitaria londinese, Nightingale si accorge presto che gli ospedali di quell’epoca sono strutture insalubri, sovraffollate, dove regnano cattivi odori e sporcizia, le condizioni igieniche sono scarse e le malattie all’ordine del giorno. Queste osservazioni rafforzano in lei la convinzione che l’organizzazione dell’assistenza e dell’ambiente di cura sia un fattore cruciale per la sopravvivenza dei pazienti. Nel 1850 Florence Nightingale si reca in Germania, dove riesce a prendere il diploma di infermiera, iniziando così il suo lungo cammino nella professione sanitaria. La sua esperienza in Germania la influenza profondamente tanto da farle capire che la cura dei malati può essere strutturata secondo principi razionali, disciplinati e fondati sull’osservazione (2). Rientrata a Londra, Nightingale è determinata a mettere in pratica quanto appreso. Fonda un proprio istituto di assistenza e nel 1852 viene chiamata a dirigere e riorganizzare una clinica per donne bisognose e con problemi economici. Grazie alle sue idee vengono migliorati e rifatti gli impianti idraulici della struttura, viene acquistata nuova biancheria, rivista l’alimentazione e aumentano gli investimenti nella formazione del personale. I risultati sono evidenti: diminuiscono le infezioni, migliora lo stato generale delle pazienti e la struttura diventa un modello di buona organizzazione sanitaria.
Nel 1853, con l’inizio della Guerra di Crimea, Florence Nightingale si offre volontaria per lavorare come infermiera negli ospedali militari britannici. Si trova davanti a uno scenario drammatico: circa diecimila soldati sporchi, feriti e abbandonati a loro stessi; le malattie si trasmettono di brandina in brandina; il cibo è scarso e razionato; medicine e acqua potabile scarseggiano. Nightingale si interroga su come far fronte alla devastante mortalità dei soldati, che muoiono più per le malattie infettive causate dalla scarsa igiene che per le ferite di guerra. Nightingale interviene con decisione. A proprie spese migliora l’alimentazione dei soldati: assume un cuoco affinché prepari pasti più sani e nutrienti; affitta una casa e la trasforma in una lavanderia, per lavare regolarmente lenzuola e uniformi; impone la pulizia quotidiana degli ambienti e migliora l’igiene personale dei degenti. Non crede ancora alla teoria microbica delle malattie (teoria all’epoca difficilmente accettata anche dai più insigni luminari), ma crede fortemente che pulizia e igiene, insieme a una migliore alimentazione, a cure mirate e a trattamenti umani, possano portare a un calo sostanziale della mortalità. Il suo approccio, basato sull’osservazione e sul buon senso scientifico, produce risultati straordinari. Se di giorno gli ospedali sono un incessante via vai di attività, di

notte una lampada a luce soffusa accompagna la Nightingale lungo le corsie dell’ospedale, a confortare gli uomini sofferenti. Mentre per tutti è il momento del riposo lei, armata di una piccola lampada ad olio passa tra i feriti, parla con loro, offre loro conforto e provvede ai loro bisogni (3,4). La sua figura, solitaria e determinata, è un faro di speranza in un luogo altrimenti immerso nell’oscurità. La lampada non è solo uno strumento pratico per illuminare la via in quella notte buia e per visitare i malati, ma rappresenta anche il suo spirito di resilienza, il suo rifiuto di arrendersi di fronte alle difficoltà e la sua dedizione incrollabile alla cura degli altri. È proprio quella lampada, che brillava in mezzo all’oscurità, a guadagnarsi il suo posto nella leggenda (5). Fu il Times a raccontare per primo della “Signora con la lanterna” al pubblico britannico, dell’angelo che conforta e accudisce i soldati di Sua Maestà anche dopo l’imbrunire, che non li lascia mai soli. Una scena iconica che ha simboleggiato il suo impegno e la sua dedizione, per questo viene soprannominata The Lady with the Lamp.
Durante la guerra di Crimea (1853-1856), grazie alla sua capacità statistica e all’intuizione clinica, oltre che l’attenzione verso un’assistenza sistematizzata, Nightingale porta a un abbattimento della mortalità dei soldati inglesi feriti, secondo alcune stime, dal 47% a circa il 2% (4). Osservò infatti che la mortalità tra i soldati non era causata tanto dalle ferite in sé, quanto dalle condizioni igieniche degli ospedali: mancanza di ventilazione, condizioni di sovraffollamento e scarse condizioni igieniche in generale erano le principali cause di morte. Nightingale introdusse così principi fondamentali, come la pulizia regolare delle stanze, la ventilazione adeguata e la gestione dei rifiuti, che ridussero drasticamente la mortalità.
Il suo approccio basato sull’evidenza scientifica è stato pionieristico: utilizzò per la prima volta le statistiche sanitarie (compresi i grafici a torta) per dimostrare scientificamente come le condizioni igieniche fossero correlate alla mortalità (6). Questo uso dell’evidenza quantitativa segna una svolta nella sanità pubblica e nella medicina preventiva.
Dopo la guerra, Florence Nightingale diventa una figura di riferimento per le riforme sanitarie in Gran Bretagna. Nel 1860 fonda la Nightingale Training School for Nurses presso il St. Thomas’ Hospital di Londra (7). È la prima scuola infermieristica basata su un curriculum strutturato che integra teoria e pratica. Gli infermieri non venivano più formati solo attraverso l’esperienza empirica, ma acquisivano conoscenze in ambito igienico, organizzativo e assistenziale. Il programma di studi includeva la medicina, l’igiene, la gestione organizzativa e la psicologia (8). Questo modello fu successivamente adottato anche negli Stati Uniti, influenzando profondamente lo sviluppo dell’infermieristica anglo-americana. Nightingale sottolineò l’importanza dell’osservazione sistematica del paziente. L’infermiere doveva saper riconoscere i cambiamenti, anche minimi, nelle condizioni fisiche e psicologiche della persona assistita (ad esempio variazioni della temperatura corporea, dell’appetito o del comportamento) e intervenire di conseguenza. Questo approccio rafforzò l’idea che l’infermieristica possedesse competenze proprie e non fosse semplicemente subordinata alla medicina. Attraverso la definizione di ruoli chiari, responsabilità specifiche e un codice morale basato sull’etica della cura, l’infermieristica iniziò a essere riconosciuta come professione autonoma (9). L’infermiere non era più solo un esecutore di ordini medici, ma un professionista responsabile dell’organizzazione dell’assistenza, della prevenzione delle complicanze e del benessere globale del paziente.
Florence Nightingale muore novantenne nel 1910. Il suo lascito va ben oltre la figura romantica della donna con la lanterna. A me, che l’ho amata e studiata, piace ricordarla così, con una delle sue frasi più celebri e nella quale credo fermamente: “l’assistenza è un’arte; e se deve essere realizzata come un’arte, richiede una devozione totale e una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore; con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano, il tempio dello spirito di Dio. È una delle Belle Arti. Anzi, la più bella delle Arti Belle”.
Con la morte di Florence Nightingale si spegne la luce della sua lanterna, ma la fiamma della sua passione per l’infermieristica continua a brillare, illuminando ancora oggi il cammino di chi segue il suo esempio.
Luana Gambilongo, Infermiera professionale, Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL di Bologna
Bibliografia
(1) Bostridge, M. (2008). Florence Nightingale: The Lady with the Lamp. Viking Penguin.
(2) Nightingale, F. (1859). Notes on Nursing: What It Is and What It Is Not. Harrison.
(3) Sutherland, J. (1995). Florence Nightingale: The Woman and the Legend. Oxford University Press.
(4) Van der Elst, E. (2013). Florence Nightingale: Her Legacy in Nursing and Healthcare. Routledge.
(5) Fawcett, J. (2005). Florence Nightingale: A Nursing Theory. Springer Publishing.
(6) Baly, Florence Nightingale and the Health of the British Army, 2004
(7) Nightingale F., 1860 – istituzione della Nightingale Training School.
(8) Woodham-Smith, Florence Nightingale: The Lady with the Lamp, 1951
(9) McDonald L., Florence Nightingale: The Making of an Icon, 2010.
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/06/lattualita-di-florence-nightingale/
