I rincari di questi ultimi mesi e le prospettive dimostrano che il problema delle bollette di luce e gas non riguarda più solo le famiglie a basso reddito
La povertà energetica è un fenomeno che fino a qualche anno fa non veniva neanche misurato, e oggi invece è tra i fattori che possono far scivolare le persone in una condizione di povertà assoluta. Il costo dell’energia è entrato drammaticamente a far parte delle cause di disagio e di diseguaglianza nel nostro paese. Da ormai quattro anni – e non soltanto a causa delle guerre – circa due milioni e mezzo di famiglie sperimentano il dramma di questa nuova povertà, mentre le grandi aziende del settore registrano profitti stellari. Si tratta del 10 per cento della popolazione: per noi questo dato rappresenta un grande problema sociale. I rincari di questi ultimi mesi e le prospettive dimostrano però che il problema delle bollette di luce e gas non riguarda più soltanto le famiglie a basso reddito, ma investe anche i nuclei che finora avevano avuto un tenore di vita dignitoso.
Gli anziani i più colpiti.
A essere colpiti in modo severo sono gli anziani: il 47 per cento è a rischio o è già in povertà energetica. Di tutti quei nuclei familiari in questa condizione, circa il 20-25 per cento è composto da anziani soli o da coppie di pensionati. Si parla quindi di una platea stimata in circa seicentomila persone censite ufficialmente nelle statistiche di vulnerabilità diretta. È una platea composta da pensionati al minimo che percepiscono redditi inferiori o a ridosso della soglia di povertà assoluta. In questo scenario incide il dato che gli anziani risiedono in larga parte in abitazioni di proprietà ma strutturalmente vecchie, caratterizzate da infissi logori e carenti di isolamento termico. Inoltre, a differenza dei lavoratori, i pensionati trascorrono la quasi totalità della giornata in casa, necessitando di un apporto costante e continuo di riscaldamento invernale e raffrescamento estivo. In questi anni abbiamo osservato, e i fatti di cronaca ce lo confermano, che tanti anziani sono più soggetti alla rinuncia forzata all’energia, preferendo patire il gelo o l’afa pur di evitare fatture esose impossibili da pagare. Nelle statistiche i loro consumi risultano paradossalmente pari a zero, ma si tratta di una rinuncia che aggrava le patologie croniche respiratorie, cardiovascolari e i dolori ossei, provocando picchi di ospedalizzazione e mortalità stagionale. Diventa quindi anche un problema di salute pubblica.
Le iniziative spot del governo.
Nelle ultime settimane il governo ha lanciato una serie di iniziative spot e di durata limitata soprattutto per quanto riguarda il carburante. Non abbiamo però sentito ancora nulla sui costi dell’energia a uso domestico. Per lo Spi Cgil e la Federconsumatori è finito il momento di fare annunci. È arrivato il momento di prendere i provvedimenti che servono alle famiglie. Le risorse possono e devono essere reperite attraverso misure improntate all’equità, a partire da una opportuna tassazione degli extraprofitti, ormai improrogabile. Inoltre, con aumenti delle tariffe di portata così straordinaria, chiediamo di ripensare le tempistiche della fine delle tutele graduali nel settore elettrico. Non è possibile gravare le famiglie di ulteriori problemi, costi e preoccupazioni, del tutto inopportuni in una fase delicata e critica come questa.
Rimettere al centro i bisogni reali.
Abbiamo bisogno di interventi strutturali in grado di unire transizione tecnologica, welfare sociale e sostenibilità ambientale. La promozione di comunità energetiche rinnovabili e solidali, il rafforzamento del reddito energetico nazionale, l’unificazione e l’automatizzazione dei bonus energia, gli interventi di riqualificazione energetica dell’edilizia sociale come la promozione di rifugi climatici nelle nostre città sono alcune delle proposte che avanziamo per affrontare questa fase così delicata. Di fronte a un esecutivo che troppo spesso difende le rendite di posizione del vecchio modello fossile e insegue soluzioni anacronistiche, Spi Cgil e Federconsumatori chiedono di rimettere al centro i bisogni reali. Torneremo a mobilitarci, a fare informazione e campagne, per proteggere i nostri pensionati da un mercato feroce e che sta impoverendo così tante famiglie.
Carla Mastrantonio è segretaria nazionale SPI CGIL
Fonte: articolo pubblicato sul numero di novembre 2026 di LiberEtà
