Di fronte alla profonda crisi dell’architettura sanitaria globale bisogna urgentemente riformare i sistemi, le strutture, le istituzioni, le regole e i processi che guidano la salute nel mondo. Possiamo, tuttavia, vedere questa crisi anche come un’opportunità per ripensare la salute globale con maggiore attenzione alle disuguaglianze e ai diritti.
I cambiamenti geopolitici, la drammatica riduzione dei finanziamenti del settore multilaterale, la promozione di una sanità privata a scapito di quella pubblica hanno reso necessario reinventare l’architettura sanitaria globale. Siamo infatti di fronte a una crisi grave e destabilizzante e bisogna urgentemente ripensare i sistemi, le strutture, le istituzioni, le regole e i processi che guidano, coordinano, finanziano e implementano gli sforzi per migliorare la salute su scala globale. Possiamo, tuttavia, vedere questa crisi anche come un’opportunità per ripensare la salute globale con maggiore attenzione alle disuguaglianze e ai diritti. Per sfruttare questa opportunità, il Wellcome Trust (1) ha commissionato una serie di cinque proposte regionali: Africa, America Latina e Caraibi, Asia e Pacifico, Europa e Nord America, Medio Oriente e Asia Centrale (2). Sebbene ciascuna di queste cinque proposte commissionate da Wellcome suggerisca una nuova architettura sanitaria globale, emerge un consenso comune sulla necessità di un cambiamento sostanziale per prepararsi meglio alle sfide sanitarie globali del futuro.
Nonostante le loro origini e approcci diversi, le cinque proposte convergono su diversi punti fondamentali.
In primo luogo, vi è accordo sul fatto che l’attuale sistema sanitario globale abbia raggiunto i propri limiti e che riforme incrementali non siano più sufficienti. In secondo luogo, il decentramento appare inevitabile: mentre le proposte del Sud del mondo (America Latina e Caraibi, Africa, Medio Oriente e Asia centrale) inquadrano il decentramento come una questione di sovranità e di leadership regionale, le prospettive dell’Europa, del Nord America e dell’Asia sottolineano anche la necessità pragmatica di creare centri di governance più distribuiti e resilienti al di là delle sedi storiche di Ginevra, Washington e New York. In terzo luogo, sono ritenuti essenziali nuovi modelli di finanziamento, riconoscendo la volatilità degli aiuti volontari e basati sulla beneficenza. Vi è un chiaro consenso sul fatto che la riforma della Salute Globale debba ampliare il proprio ambito di applicazione non solo per includere le pandemie e la sicurezza sanitaria, ma anche l’assistenza sanitaria di base, il rafforzamento dei sistemi sanitari e l’equità come priorità centrali, come sottolineato in particolare nella proposta dell’Africa.
Le proposte su una nuova architettura sanitaria globale prevedono un sistema che investa maggiormente in quattro funzioni primarie:
- la fornitura e il sostegno di beni pubblici (ad esempio, generazione e condivisione di conoscenze, ricerca e sviluppo)
- la mitigazione e la gestione delle questioni sanitarie transfrontaliere regionali e globali (ad esempio, preparazione alle epidemie, gestione dell’inquinamento atmosferico)
- il rafforzamento della leadership, della diplomazia e della gestione sanitaria globale
- la rilevanza e l’importanza della regionalità nel contesto, nella preparazione e nello sviluppo delle competenze e capacità
Dal punto di vista della governance, le riforme necessarie devono prevedere di trasferire il potere e favorire la governance sanitaria e la leadership a livello nazionale e regionale. Una proposta è quella di istituire organismi regionali come un Centro per il controllo delle malattie in Medio Oriente e Asia centrale. Un’altra è quella di creare un centro sanitario pubblico regionale in America Latina e nei Caraibi con un mandato più ampio rispetto al controllo delle malattie, per trasferire il potere dagli attori globali a quelli regionali e nazionali o alle unità nazionali di politica sanitaria che colmino il divario tra il mondo accademico e la definizione delle politiche, al fine di guidare gli sforzi di definizione delle priorità a livello nazionale e il passaggio a un rafforzamento del sistema sanitario. A livello globale, un’idea interessante proposta è la creazione di un Consiglio di coordinamento dei beni comuni globali. Questo meccanismo riunirebbe potenti istituzioni come l’OMS, il Segretariato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l’Associazione internazionale dei supervisori assicurativi, consentendo loro di coordinarsi in modo efficace e di parlare con una sola voce. Tuttavia, l’attuale architettura finanziaria continua ad essere influenzata dall’eredità coloniale, dai contesti geoeconomici, dalle asimmetrie di potere e dalle agende dei donatori.
Le alternative suggerite all’attuale modello di finanziamento includono fondi regionali, tasse globali sulle transazioni, meccanismi di solidarietà e partnership innovative con il settore finanziario. Un esempio proposto di meccanismo di finanziamento regionale è l’istituzione di un Fondo per la giustizia sanitaria in America Latina e nei Caraibi per sostenere le priorità sanitarie transfrontaliere a lungo termine che i singoli paesi non possono affrontare da soli, come i determinanti sociali e commerciali della salute.
Sebbene vi sia un ampio consenso sulla necessità di questa radicale riforma, diverse questioni critiche rimangono irrisolte e richiedono una discussione più approfondita. La sostenibilità finanziaria è una preoccupazione centrale: quale combinazione di tasse o diritti regionali, strumenti innovativi, come obbligazioni o impegni di mercato anticipati, meccanismi di cofinanziamento e, ove politicamente fattibile, tasse sulle transazioni globali può fornire risorse prevedibili riducendo al contempo la dipendenza dagli aiuti? Una seconda sfida è il passaggio dai programmi verticali ai sistemi sanitari integrati e all’assistenza primaria: come può essere pianificato questo cambiamento per evitare perdite di copertura? In terzo luogo, c’è la questione dell’intersezionalità operativa: come coordinare efficacemente le agende sanitarie, climatiche e finanziarie senza creare burocrazie ingombranti o ingestibili, magari attraverso varianti di governance più leggere. Una quarta questione irrisolta è il coordinamento senza egemonia: come si possono armonizzare cinque visioni regionali senza ricorrere a strutture di potere centralizzate? Infine, va sottolineato che non esiste un consenso su come misurare il successo. Al di là degli indicatori definiti dal Nord del mondo, le proposte sottolineano la necessità di metriche composite e sensibili all’equità, come il National Triple Score o l’Health Justice Index, collegate alle condizioni di finanziamento e disaggregate per evidenziare le disuguaglianze all’interno dei paesi.
I cinque rapporti regionali che costituiscono il progetto di riforma promosso da Wellcome Trust non enfatizzano particolarmente il ruolo dell’OMS. Nell’intento di decentralizzare e regionalizzare le funzioni della Global Health i rapporti regionali tendono a sminuire il ruolo globale dell’OMS e piuttosto la vedono come un partner tecnico-normativo fra i tanti. Anche se tale ridimensionamento del ruolo globale dell’OMS è in qualche modo comprensibile alla luce della grave crisi non solo economica ma di complessiva credibilità di cui soffre l’organizzazione, c’è tuttavia il rischio di sbarazzarsi non solo dell’acqua ma anche del bambino. Sarebbe utile a partire dai rischi di privatizzazione dell’OMS promuovere un dibattito globale serio e costruttivo allo scopo di restituire quella funzione di arbitro indipendente, pubblico e tecnicamente ineccepibile che l’OMS ha avuto nei suoi anni migliori (sotto la direzione di Gro Harlem Brundtland). Non vi è dubbio che con la perdita del suo principale donatore sovrano, gli USA, e la crescente riluttanza degli Stati membri ad adempiere agli impegni finanziari in un contesto di recessione economica globale, la capacità dell’OMS di sostenere i suoi programmi fondamentali sia ora in discussione. Questa crisi rischia di spingere ulteriormente l’organizzazione nelle braccia dei donatori privati, minando la sua indipendenza, soffocando le priorità di giustizia ed equità già minacciate e approfondendo la sfiducia dell’opinione pubblica.
In una prospettiva più ottimista e costruttiva, vale la pena di riferirsi alle considerazioni presentate nel recente “Global Health Watch” settima edizione pubblicato nel 2025 (3).“Se l’OMS vuole essere la forza positiva nella sanità pubblica globale che desideriamo, deve stare dalla parte delle persone ed essere democraticamente responsabile nei loro confronti, non nei confronti dei benefattori privati. Deve essere finanziata principalmente attraverso fondi non vincolati e flessibili che le consentano di utilizzare il suo bagaglio di esperienza tecnica e competenza scientifica – che, dopo tutto, rimane il suo principale punto di forza – per rispondere alle sfide sanitarie e promuovere la solidarietà internazionale in materia di salute. Ciò include l’organizzazione di dibattiti e l’adozione di misure su questioni di natura politicamente controversa che sono tuttavia direttamente correlate alla salute, come i determinanti politici, economici e storici della salute, dalla violenza militare e dall’occupazione coloniale al regime globale della proprietà intellettuale, agli illeciti aziendali e ai diritti sessuali e riproduttivi. Il mondo ha oggi più che mai bisogno di un’OMS forte, flessibile, inclusiva e democratica”.
Infine, e questo aspetto va fortemente sottolineato, le cinque proposte sollevano questioni normative politicamente e eticamente fondamentali: la riforma dovrebbe essere guidata principalmente da un principio morale esplicito, come la giustizia, o dalla ricerca della massima efficienza funzionale? E come possiamo garantire che un sistema “efficiente” sia anche intrinsecamente «giusto”?
L’interesse di questa iniziativa del Wellcome Trust non sta soltanto negli aspetti tecnici e innovativi che ne emergono, ma nella forte motivazione etica che caratterizza questa chiamata a un dibattito globale per evitare che la salute globale e locale da diritto e variabile assoluta e indipendente non si trasformi in una merce e, dunque, in una variabile dipendente dal mercato.
Bibliografia
- Wellcome Trust è una fondazione caritativa globale inglese fondata nel 1936. Wellcome ha quattro programmi di lavoro: uno per la ricerca di base e tre per trovare soluzioni alle sfide della salute mentale, del clima e della salute e delle malattie infettive. https://wellcome.org/
- Saleh S, Abril Campos Rivera P, Lee K, Kheng Khor S, Kyobutungi C. (2025). Global health reimagined: proposed functions, structures, and forms from five regions. The Lancet Global Health. Vol 13 November. https://doi.org/10.1016/ S2214-109X(25)00406-
- Global Health Watch 7. Daraja Press https://darajapress.com Wakefield, Quebec, Canada 2025.pp 229.
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2025/11/salute-globale-oltre-la-crisi/
