“Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato”. Elie Wiesel, scrittore e attivista per i diritti umani
l 24 giugno 1859, sulle colline a sud del lago di Garda, trecentomila soldati appartenenti a tre eserciti distinti (francese, sardo-piemontese e austriaco) si scontrano in uno dei combattimenti tra i più sanguinosi del XIX secolo, lasciando sul terreno circa centomila fra morti, dispersi e feriti: la battaglia di Solferino (1). Il soccorso dei feriti viene improvvisato, trasportandoli al paese più vicino, dotato di un ospedale e della possibilità di accedere all’acqua. Lì, arrivato per incontrare Napoleone III per affari, si trova anche un cittadino svizzero, Jean Henry Dunant. Quest’ultimo rimane talmente colpito dalla terribile carneficina e dalla contestuale situazione di inesistenza di soccorso organizzato che, dopo aver descritto quanto stesse accadendo in quello che diventerà il suo testo fondamentale (“Un Souvenir de Solferino”) decide di creare una squadra di infermieri volontari preparati, il cui operato potesse dare un apporto fondamentale alla sanità militare: la Croce Rossa.
Dal Convegno di Ginevra del 1863 nascono dunque le Società Nazionali di Croce Rossa, la cui neutralità viene sancita nella prima Conferenza diplomatica di Ginevra, che termina con la firma della Prima Convenzione di Ginevra ad agosto del 1864. Essa, insieme ad altri tre trattati e tre protocolli aggiuntivi (l’ultimo dei quali adottato nel 2005), è diventata parte integrante del Diritto Internazionale Umanitario (DIU) (2). Scopo principale di questi accordi è impegnare i belligeranti a garantire protezione ai malati, feriti, naufraghi e prigionieri di guerra, nonché al personale e alle strutture che si occupano di fornire loro cura e assistenza.
I principi fondamentali del Movimento Internazionale di Croce Rossa – quali l’imparzialità e la neutralità – si fanno pilastro etico e di guida del DIU, e quindi anche di altre organizzazioni umanitarie internazionali, come Medici Senza Frontiere (MSF) (3). Essere imparziali significa curare tutti senza distinzione di nazionalità, razza, religione, classe o opinioni politiche, alleviando le sofferenze delle persone unicamente in base ai loro bisogni. La neutralità – ovvero l’astenersi dal partecipare alle ostilità e alle controversie di qualsiasi genere e ordine – è, per il personale sanitario, finalizzata a godere della fiducia da parte di tutti, così da poter seguire senza ostacoli la cura e l’assistenza imparziale. Ciò ha senso quando gli Stati parte rispettano e adottano le norme del DIU.
Ma possiamo tacere quando vengono bombardati gli ospedali e sterminata la popolazione civile?
Un gruppo internazionale di professionisti sanitari ha pubblicato su The Lancet una lettera che condanna gli attacchi al personale e alle infrastrutture sanitarie a Gaza, sottolineando i dati catastrofici segnalati dall’OMS e dall’ONU di danno o distruzione al 94% degli ospedali e morte di oltre 1500 operatori sanitari, nonostante non ci fossero prove che Hamas avesse utilizzato deliberatamente ospedali o altre strutture civili come scudi umani (4) (un’eccezione alla protezione agli attacchi durante i conflitti armati di strutture e operatori che vi lavorano è quando queste sono usate per commettere atti a sostegno di una parte del conflitto e non correlati alla sua funzione umanitaria) (5).
Gli autori dell’appello lanciato sulla famosa rivista scientifica ricordano che la Medicina non è solo una scienza, ma un dovere morale. Il principio di neutralità medica non significa indifferenza ma, piuttosto, obbliga a condannare qualsiasi atto che vada ad erodere e a minacciare la cura e l’assistenza di chi ne ha bisogno. Il valore della vita umana – come sancito dal principio dell’imparzialità – non dovrebbe dipendere da nazionalità, religione o alleanze politiche, come hanno dimostrato tutti i sanitari israeliani e palestinesi che si sono presi cura dei feriti durante la tragedia del 7 ottobre 2023. Le società mediche e chirurgiche di tutto il mondo non possono quindi più stare in silenzio, ma hanno la responsabilità morale di prendere posizione, condannando questo healthocide.
Il termine “healthocide” è stato per la prima volta descritto da Abi-Rached e collaboratori sulla rivista BMJ Global Health (6), che lo hanno definito come “l’uccisione e/o la distruzione di servizi e sistemi sanitari per scopi ideologici”, nonché “la frammentazione e la distruzione deliberata della ≪health≫ – intesa nel suo significato originale di stato di integrità e completezza – attraverso lo smantellamento o la devastazione deliberata della salute e del benessere di una popolazione nella sua interezza”. Già durante la guerra israelo-libanese del 2006 vennero distrutti 2 ospedali e gravemente danneggiate altre 78 strutture sanitarie, ma è Gaza, con le sue innumerevoli morti e distruzioni, ad essere tragicamente diventata il modello di healthocide.
Data la rapida evoluzione della natura della guerra – segnata dall’uso dell’Intelligenza Artificiale, l’impiego di armi vietate a livello internazionale, la dipendenza da droni (7) e l’incombente minaccia delle armi nucleari, che comportano conseguenze devastanti per la salute pubblica e l’ambiente – è imperativo per la comunità medica non solo condannare queste palesi violazioni della neutralità, ma anche e soprattutto agire e interrogarsi criticamente sulle loro implicazioni per gli operatori sanitari. Giustificare l’healthocide crea un precedente pericoloso, che incoraggia i futuri trasgressori a rendere piano piano irrilevante non solo il Diritto Internazionale Umanitario, ma l’intero quadro basato sui diritti umani emerso all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.
Anche Joseph Amon e Shatha Elnakib, ricordando il genocidio in Ruanda durante il quale furono uccise tra 800.000 e 1 milione di persone nel corso di circa cento giorni, mettono in discussione il concetto di neutralità medica, sostenendo la responsabilità dell’impegno attivo da parte della comunità sanitaria (professionisti, leader e organizzazioni) per fermare un altro genocidio(8) e proponendo due azioni concrete:
- Testimoniare: gli operatori sanitari presenti sul campo hanno testimoniato, affermando che le lesioni osservate sui pazienti a Gaza sono più gravi di quelle riscontrate in altri conflitti, e i profili delle lesioni simili a quelli subìti in situazioni di combattimento del personale militare;
- Collaborare con le organizzazioni per i diritti umani, gli esperti legali, gli attivisti di base e le comunità colpite per superare l’inerzia politica e influenzarne l’intervento per garantire la responsabilità e la giustizia.
E noi che non siamo sul campo, ma che abbiamo giurato sul codice deontologico “di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute”, cosa facciamo in questo tempo in cui si intrecciano conflitti con crisi sanitarie, sociali e ambientali, amplificandosi a vicenda in un turbine che sembra senza fine? Restiamo in silenzio, trincerandoci dietro al principio della neutralità medica? Perché il silenzio diventa indifferenza.
Come ha dichiarato Liliana Segre nel suo discorso al Giorno della Memoria del 2016 (9):
“La vita è così: i vincenti, i vincitori – magari vincitori per un periodo – hanno un’infinità di persone che li seguono, hanno un’infinità di amici, di ammiratori e di servi sciocchi; perché c’è tutta un’umanità interessata, un’umanità stupida, un’umanità che sceglie, appunto, i vincenti. Ma stare vicino ai perdenti, stare vicino ai poveri e stare vicino ai malati, è molto più difficile. E il fatto di dire – come mi hanno detto molte mie compagne di scuola quando io sono scomparsa dalla scuola pubblica e il mio banco era rimasto vuoto, quando poi mi hanno rivisto dopo molti anni, magari dopo dieci anni, quando erano state ormai digerite tutte le cose che erano successe – queste compagne di scuola mi hanno detto: “Ma noi non sapevamo niente di quello che succedeva agli ebrei!” A loro ho dato questa risposta: “Ma forse i tuoi genitori sì; forse i tuoi genitori, i genitori di quando tu eri una bimba di otto-nove anni, loro forse leggevano i giornali o ascoltavano la radio. Eppure non hanno parlato“.
Letizia Fattorini, medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva.
Bibliografia
- Croce Rossa Italiana. Storia e Principi. https://cri.it/chi-siamo/storia-e-principi/#:~:text=I%20Principi,%2C%20Volontariato%2C%20Unit%C3%A0%20e%20Universalit%C3%A0.
- Confederazione Svizzera, Dipartimento Federale degli Affari Esteri DFAE. Convenzioni di Ginevra. https://www.eda.admin.ch/eda/it/dfae/politica-estera/diritto-internazionale-pubblico/diritto-internazionale-umanitario/convenzioni-ginevra.html#
- Medici Senza Frontiere. Per Principio. https://www.medicisenzafrontiere.it/perprincipio/#:~:text=Imparzialit%C3%A0:%20non%20lasciamo%20indietro%20nessuno,sessuali%2C%20abilit%C3%A0%20e%20disabilit%C3%A0%20diversi.
- Vitale Alessandro et al. Gaza’s healthocide: medical societies must not stay silent. The Lancet, Volume 406, Issue 10511, 1467-1468.
- SaluteInternazionale, traduzione di articolo di BMJ. Proteggere gli ospedali dalla guerra. https://www.saluteinternazionale.info/2022/03/gli-ospedali-e-gli-operatori-sanitari-devono-essere-protetti-dalla-guerra/
- Abi-Rached JM, Sharara AI, Nasrallah MP, Abiad F. Healthocide and medical neutrality: a call for action and reflection. BMJ Global Health. 2025;10:e018656. https://doi.org/10.1136/bmjgh-2024-018656
- SaluteInternazionale, traduzione di articolo di The Lancet. Guerra con i droni e minacce alla salute. https://www.saluteinternazionale.info/2025/11/guerra-con-i-droni-e-minacce-alla-salute/
- Kamran Abbasi. Where genocide, healthocide, and atrocities start, medical neutrality ends. BMJ, 9 ottobre 2025. BMJ 2025;391:r2120. http://doi.org/10.1136/bmj.r2120
- Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica – Giorno della Memoria. Lezione Morale. Il peccato dell’indifferenza. L’Europa, la Shoah, la strage nel Mediterraneo. Testi di: Grasso, Bodrini, Lerner, Manconi, Portelli, Segre, Terracina, Woldeghiorghis. 27 gennaio 2016.
