Le lotte che abbiamo portato avanti in questi anni ci hanno insegnato che la salute mentale non può essere garantita al di fuori dei principi del diritto alla salute sanciti dall’articolo 32 della Costituzione e da un Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale, come quello indicato dalla Legge 833/1978.
Per questa ragione, come Coordinamento Salute Mentale, abbiamo deciso di aderire alla proposta di legge di iniziativa popolare —>“Rendiamo effettivo il diritto alla tutela della salute nel rispetto della Costituzione e della Legge 833/1978, rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale”.
La proposta, avanzata da un ampio comitato di organizzazioni della società civile, pone questioni fondamentali per tutte le realtà impegnate nella difesa del diritto alla salute: lo sviluppo dell’assistenza territoriale definita dal DM 77/2022 — Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Distretti e altri presìdi territoriali —; il rispetto dei tempi di attesa per la presa in carico dei bisogni di salute delle persone; la tutela della salute delle persone anziane e non autosufficienti; la necessità di garantire risorse adeguate per incrementare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale; la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità, oggi troppo spesso esposti a condizioni di lavoro precarie che indeboliscono la dignità del servizio pubblico.
Nello specifico della salute mentale, la proposta dedica l’articolo 10 a un impegno concreto da parte delle Regioni e delle Province autonome per garantire una “presa in carico” e un “percorso assistenziale inclusivo e partecipato”, rafforzando progressivamente i servizi di salute mentale e offrendo programmi terapeutico-riabilitativi personalizzati. Tali programmi devono comprendere il sostegno alle famiglie, all’abitare e all’inserimento lavorativo, riconoscendo che la cura non può ridursi alla sola dimensione sanitaria, ma deve connettersi con i diritti sociali e con la piena partecipazione alla vita collettiva.
In particolare, la proposta stabilisce alcune scadenze concrete: entro il 31 dicembre 2029 i servizi territoriali per la salute mentale dovranno essere accessibili “nelle 24 ore e per 365 giorni/anno”. Entro la stessa data è previsto anche il “superamento della contenzione”, nel rispetto della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, attraverso investimenti dedicati, progetti specifici e formazione obbligatoria del personale. Infine, l’articolo 10 richiede programmi specifici per garantire il diritto alla salute e alle cure delle persone detenute in carcere o sottoposte a misura di sicurezza detentiva nelle REMS, sostenendo, ove possibile, il ricorso a “misure alternative alla detenzione”.
Siamo consapevoli che una proposta di legge è sempre il frutto di una sintesi e siamo certi che alcune questioni, per noi importantissime, emergeranno con maggiore forza nelle iniziative territoriali. Prima fra tutte l’abolizione della contenzione, pratica inaccettabile, che da subito può e deve essere affrontata senza necessariamente attendere i tempi indicati dalla proposta di legge. Nondimeno, i temi che questa iniziativa pone al centro intercettano le questioni che, come Coordinamento e come associazioni, abbiamo discusso negli incontri, nelle assemblee e negli eventi pubblici di questi anni. Si tratta di una proposta che concretamente evidenzia le contraddizioni che conosciamo e che va nella direzione di un principio per noi fondamentale: non c’è salute senza salute mentale.
Coordinamento nazionale per la Salute Mentale
9 giugno 2026
Per l’adesione online anche personale collegarsi a questo link:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500013
