Chiudere il divario nella cura delle donne non è un atto di generosità, è una necessità collettiva, è una dimostrazione di intelligenza sociale. Le donne in buona salute lavorano di più, producono di più, accudiscono meglio i figli, assistono meglio la famiglia, invecchiano meglio: creano valore.
Le donne vivono più a lungo degli uomini ma trascorrono il 25% in più dellaLa loro vita in cattive condizioni di salute rispetto agli uomini, e un terzo di questo divario è causato da carenze evitabili nell’assistenza, come la scarsa adesione agli screening, la diagnosi insufficiente e il trattamento inadeguato. Affrontare questi problemi potrebbe aiutare ogni donna a recuperare 2,5 giorni di vita sana all’anno, prevenire decine di migliaia di eventi medici avversi e generare un ritorno sull’investimento da 3 a 6 volte superiore grazie alla prevenzione (WEF/MHI, 2026).
A livello globale, colmare il divario di salute tra uomini e donne potrebbe generare almeno 1 trilione di dollari di PIL annuo entro il 2040 (WEF, 2025, p.5). Il documento Gender Gap in Health and in Health Care (EPRS, 2025) conferma che per ogni dollaro investito sulle donne, il sistema sanitario ne risparmia tra 3 e 6 evitando eventi avversi a valle. Inserendo il ROI (Return on Investment, vedi nota)per i costi sociali e previdenziali e i mancati ricavi fiscali e produttivi, il ritorno può arrivare fino a 15 volte l’investimento iniziale.
L’analisi di WEF e McKinsey (2026) si concentra su tre percorsi clinici esemplificativi, scelti perché rappresentativi di pattern più ampi nei settori cardiovascolare, materno e della salute mentale. In ciascuno di essi, il divario tra ciò che sappiamo e ciò che facciamo è colmabile senza attendere nuove scoperte scientifiche. La comparazione italiana è stata resa difficoltosa per la difficoltà di reperire dati strutturati sui costi dell’inazione sanitaria.
-
Le calcificazioni arteriose mammarie (BAC) nella mammografia
Nel mondo, ogni anno, milioni di donne si sottopongono ad esame mammografico. Nei referti, di norma, non compare la valutazione, positiva o negativa, di calcificazioni arteriose mammarie che sono predittore di rischio vascolare futuro: il rapporto WEF/MHI (2026) stima nel 5% la citazione di BAC positivi o negativi nei referti. Andrejiya et al. (2026), Littman et al. (2026), Daniels et al. (2025) e Irribarren et al (2022) hanno evidenziato che le donne portatrici di BAC positivo hanno un rischio relativo aumentato del 58% per eventi acuti cardiovascolari e di 1,5 per scompenso cardiaco, dati veramente preoccupanti. In Italia, l’accesso alla valutazione BAC potrebbe avvenire con il programma di screening mammografico che ha (ONS-PASSI, 2024) una adesione del 65% tra i 50 e i 69 anni, con una variabilità Nord-Sud, a cui si devono aggiungere le indagini non screening: oltre 7 milioni di referti/anno. Con questi numeri, inserire come standard la valutazione BAC nella refertazione creerebbe, a bassi costi, un impatto altissimo sul potenziale di salute delle donne. Le malattie cardiovascolari costano al nostro sistema sanitario 21,3 miliardi€ (Fed. It. Cardiologia/ESC, 2025; European Heart Network, 2023). Il costo procapite calcolato è di 726€, contro i 636€ della media europea, oltre ad essere la prima causa di morte e la seconda voce di costo per la spesa previdenziale sostenuta dall’INPS. Il rapporto WEF/MHI (2026) stima che la valutazione sistematica delle BAC potrebbe risparmiare fino a 60.000 eventi acuti cardiovascolari in un orizzonte di sette anni in USA. Poiché la popolazione femminile italiana è circa 1/6 di quella statunitense, una semplice trasposizione proporzionale potrebbe far immaginare in 8.000-10.000 gli eventi cardiovascolari potenzialmente evitabili nello stesso arco temporale, con un investimento stimato (Ibidem) di 500 dollari circa per donna ogni 7 anni e con un ROI da 3 a 5x.
Cosa fare?
- Direttori Generali e Dirigenti Sanitari dovrebbero integrare la valutazione standardizzata delle BAC nei referti mammografici e creare percorsi automatici di allerta nel fascicolo sanitario elettronico (FSE) per MMG e Specialisti.
- Policy maker e Società Scientifiche dovrebbero aggiornare le linee guida di refertazione mammografica includendo le BAC come indicatore di rischio cardiovascolare.
- Gli operatori sanitari dovrebbero formarsi sul legame tra BAC e rischio cardiovascolare e integrare questa valutazione nella pratica clinica quotidiana.
-
Gravidanza come finestra sul rischio cardiovascolare futuro
La gravidanza non è solo un evento ostetrico, è una condizione di stress importante per la salute futura. In Italia il parto è un evento censito nella quasi totalità in strutture pubbliche o equiparate (ISTAT, 2024: Min. Salute, 2025). Il Ministero della Salute italiano riconosce che il 6-7% delle donne sviluppa diabete gestazionale e il 5-8% sviluppa pre-eclampsia, dati confermati a livello internazionale (WHO, 2025). Le stime condotte riportano un aumento del rischio relativo di eventi cardiovascolari acuti (HR 1,29) e del rischio di ipertensione cronica (HR 4,13) nei 15 anni successivi alla gravidanza. Il rapporto WEF/MHI (2026) segnala che solo il 60% delle puerpere ricevono una visita di follow-up post partum, la maggior parte senza la valutazione del rischio cardiovascolare a lungo termine. Lo studio di Halmer et al. (2025) ha confermato che la valutazione del rischio cardiovascolare è effettuato solo a donne gravide con fattori di rischio già noti. In Italia, la visita di follow-up a 6 settimane dal parto non sempre è effettuata e non include la valutazione sistematica del rischio cardiovascolare o cardiometabolico e il FSE non prevede una sezione con la storia ostetrica come fattore di rischio cardiovascolare permanente. In Italia si stima che 40-50.000 donne ogni anno possano sviluppare pre-eclampsia o diabete gestazionale. Applicando le valutazioni WEF/MHI (2026), il costo del follow-up cardiovascolare nel post-partum avrebbe un costo tra i 380€ e i 450€ per donna nei 15 anni successivi al parto, con un ROI da 3 a 5x.
Cosa fare?
- Governi e Regioni dovrebbero creare nel FSE un passaporto ostetrico nel quale registrare le complicanze della gravidanza, in modo che siano valutabili anche negli anni successivi.
- Ginecologi/he e ostetriche/i dovrebbero integrare la valutazione del rischio cardiovascolare nella visita post-partum e prevedere percorsi di telemonitoraggio/teleconsulto per le portatrici di rischio positivo.
- Policy Maker e Società Scientifiche dovrebbero aggiornare gli score di calcolo del rischio cardiovascolare (es. PREVENT, HeartScore) includendo la storia della gravidanza.
-
Depressione perinatale, una malattia poco trattata
La depressione perinatale è un disturbo frequente nel puerperio, nei paesi occidentali. colpisce il 15-35% delle donne gravide. In Italia, la revisione sistematica di Camoni et al. (2023) ha stimato una prevalenza dell’11,1%. Applicando questa stima alle donne che hanno partorito nel 2023 (n=379.000), si ottiene una dimensione tra le 45.000 e le 60.000 donne a rischio ogni anno. Il Network Italiano sulla Salute Mentale Perinatale, nel suo primo anno di attività (2021- 2022) ha condotto uno studio su 4.884 donne in 8 regioni. I risultati hanno dimostrato che il 24,5% delle donne erano a rischio, mentre il 9% nel periodo preparto e il 4,2% nel periodo post-partum avevano un probabile diagnosi di depressione (ISS-Rapporto ISTISAN, 2023). Lo stesso rapporto evidenzia la difficoltà del Sistema Sanitario di offrire alle donne a rischio percorsi standardizzati e accessibili di supporto. Il progetto Europeo RISEUP-PPD ha prodotto linee guida nazionali specifiche, ma la loro applicazione rimane frammentaria e disomogenea sul territorio nazionale (ISS/AOGOI, 2025). Le conseguenze della depressione sono numerose: parto pretermine, compromissioni dello sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino, basso peso alla nascita e suicidio materno. Nel Regno unito, il suicidio materno è la prima causa di morte tra le 6 e le 52 settimane post partum (40%) (WEF/MHI, 2026). I dati italiani non sono facilmente disponibili per probabili problemi di codifica della causa di morte, un “bug” nel sistema informativo da colmare. Il WEF/MHI (2026) stima, in USA, per eventi avversi da depressione perinatale non trattata costi tra i 250 e i 700 milioni di dollari, con un ROI preventivo tra 3x e 6x. La trasposizione italiana, con un ragionamento proporzionale sui parti del 2023 di 1:10, produrrebbe decine di milioni di euro all’anno risparmiati per ricoveri in ambito psichiatrico, parti pretermine, spesa pediatrica sui bambini di basso peso o con disturbi cognitivi/affettivie e produttività lavorativa materna persa.
Cosa fare?
- I Consultori Familiari e i professionisti dei percorsi nascita dovrebbero inserire screening universali con strumenti validati (es. EPDS, PHQ-9) in ogni visita ostetrica pre e post-partum e creare percorsi automatici di riferimento ai servizi di salute mentale, anche con l’utilizzo dell’AI nella elaborazione dei risultati degli screening.
- I Direttori Generali delle Aziende Sanitarie dovrebbero investire in strumenti digitali di supporto alla salute mentale perinatale. Il modello ibrido (specialisti + non specialisti + digitale) si è dimostrato efficace quanto i percorsi tradizionali.
- I Governi dovrebbero rendere obbligatorio lo screening per la depressione perinatale a livello nazionale e finanziare centri di eccellenza per la salute mentale perinatale.
CONCLUSIONI
Il World Economic Forum e il McKinsey Health Institute propongono un framework operativo in quattro dimensioni – CARE (Contribute, Attribute, Release, Empower) – applicabile trasversalmente a tutte le condizioni e a tutti i livelli del sistema: Il messaggio è inequivocabile: il costo dell’inerzia supera il costo dell’azione. Ogni anno senza intervento significa decine di migliaia di eventi cardiovascolari evitabili, nascite pretermine prevenibili, anni di depressione non trattata. Significa miliardi di euro spesi in cure acute che avrebbero potuto non essere necessarie e PIL non prodotto.
Chiudere il divario nella cura delle donne non è un atto di generosità, è una necessità collettiva, è una dimostrazione di intelligenza sociale. Le donne in buona salute lavorano di più, producono di più, accudiscono meglio i figli, assistono meglio la famiglia, invecchiano meglio: creano valore. I sistemi sanitari che curano donne in modo preventivo risparmiano risorse che possono reinvestire e le economie crescono più velocemente.
Tiziana Lavalle, PhD Scienze Mediche Generali e Scienze dei Servizi- Sanità Pubblica.
Nota: ROI sta per Return on Investment (ritorno sull’investimento) . Si tratta di un indicatore finanziario utilizzato per misurare la redditività o l’efficienza di un investimento. In parole semplici, indica esattamente quanto denaro si è guadagnato o perso da un progetto, un bene o una campagna rispetto al suo costo iniziale.
Riferimenti bibliografici
Adrejiya, P., Bhanushali, A., Mehta, K., Amin, M., & Velarde, G. P. (2026). Breast arterial calcification on mammography and cardiovascular outcomes in women: A meta-analysis. The American Journal of Cardiology, 268, 152–158. https://doi.org/10.1016/j.amjcard.2026.03.046
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). (2014). Pre-eclampsia in gravidanza: studio verifica fattori di rischio. https://www.aifa.gov.it/-/pre-eclampsia-in-gravidanza-studio-verifica-fattori-di-rischio.
Camoni, L., Gigantesco, A., Guzzini, G., Pellegrini, E., & Mirabella, F. (2023). Epidemiology of perinatal depression in Italy: Systematic review and meta-analysis. Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, 59(3).
Daniels, L., & Itchhaporia, D. (2025). Breast arterial calcification as a cardiovascular risk factor: Time to “bust” it out. JACC Advances, 4(3), Article 101638. https://doi.org/10.1016/j.jacadv.2025.101638
European Heart Network. (2023). European cardiovascular disease statistics 2023. https://ehnheart.org/cvd-statistics/
European Parliamentary Research Service. (2025). Gender gap in health and healthcare: Implications for women. Geneva. https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2025/769519/EPRS_ATA(2025)769519_EN.pdf
Federazione Italiana di Cardiologia (FIC) & European Society of Cardiology (ESC). (2025, aprile). Malattie cardiache accorciano la vita degli italiani: presentato Piano Nazionale per la Salute del Cuore. Pharmastar. https://www.pharmastar.it/news/cardio/aspettativa-di-vita-in-calo-e-costo-di-42-miliardi-di-euro-lanno-esperti-fic-e-esc-chiedono-un-piano-nazionale-per-la-salute-cardiovascolare-47033
Halmer, S., Fohleitner, S., Jutz, F. Sasha, K,. et al. (2025) Healthcare providers’ awareness and management of cardiovascular risks in women with hypertensive disorders of pregnancy and gestational diabetes. Arch Gynecol Obstet 312, 413–423. https://doi.org/10.1007/s00404-025-08012-8
Iribarren, C., Chandra, M., Lee, C., Sanchez, G., Sam, D. L., FaithAzamian, F., Cho, H.-M., Ding, H., Wong, N. D., & Molloi, S. (2022). Breast arterial calcification: A novel cardiovascular risk enhancer among postmenopausal women. Circulation: Cardiovascular Imaging, 15(3). https://doi.org/10.1161/CIRCIMAGING.121.013526
ISTAT. (2024, ottobre). Natalità e fecondità della popolazione residente — Anno 2023. Istituto Nazionale di Statistica. https://www.istat.it/comunicato-stampa/natalita-e-fecondita-della-popolazione-residente-anno-2023/
Istituto Superiore di Sanità (ISS). (2023). Rapporto ISTISAN 23/16. https://www.epicentro.iss.it/mentale/network-italiano-salute-mentale-istisan-23-16
Istituto Superiore di Sanità (ISS)/AOGOI. (2025, settembre). Depressione peripartum. https://www.aogoi.it/notiziario/depressione-peripartum-linee-guida/
Littman, E., Bukhari, S., Watts, H., Minhas, A. S., Michos, E. D., & Hays, A. G. (2026). Beyond the coronaries: Utility of extra-coronary calcification for cardiovascular risk assessment in women. Current Atherosclerosis Reports, 28(1). https://doi.org/10.1007/s11883-026-01422-2
Ministero della Salute. (2023). Diabete gestazionale. https://www.salute.gov.it/new/it/tema/salute-della-donna/diabete-gestazionale/
Ministero della Salute. (2025, febbraio). Rapporto sulle nascite in Italia: i dati del 2023. https://www.salute.gov.it/new/it/news-e-media/notizie/rapporto-sulle-nascite-italia-i-dati-del-2023/
Osservatorio Nazionale Screening (ONS). (2025). La diffusione degli screening oncologici in Italia nel 2024. Istituto Superiore di Sanità. https://www.osservatorionazionalescreening.it/content/la-diffusione-degli-screening-oncologici-italia-nel-2024
Osservatorio Nazionale Screening (ONS)/PASSI. (2024). Lo screening della mammella visto da PASSI: biennio 2023–2024. Istituto Superiore di Sanità. https://www.osservatorionazionalescreening.it/content/lo-screening-della-mammella-visto-da-passi
World Economic Forum & McKinsey Health Institute. (2026, maggio). CARE for women: Investing in care delivery to improve women’s lives and livelihoods [Insight Report]. World Economic Forum. https://www.weforum.org/publications/care-for-women-investing-in-care-delivery-to-improve-womens-lives-and-livelihoods/
World Economic Forum. (2024). Global gender gap report 2024 [Insight Report]. WEF Press. https://www.weforum.org/publications/global-gender-gap-report-2024/digest/
WHO (2025). Recommendations on care for women with diabetes during pregnancy. ISBN 978-92-4-011704-4. https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/232f6c49-7817-4d45-87ad-7e319baac3bb/content
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/07/gender-gap-di-salute/
